
Castelbuono u paisi. Presentazione della nuova edizione
7 Aprile 2026
Domenica 19 aprile – Doppio appuntamento con la natura
18 Aprile 2026Mentre la primavera madonita entra nel suo vivo, portiamo con noi l’eco di un mese trascorso tra sentieri, microscopi e visioni digitali.
Gli appuntamenti culturali di marzo del Museo Minà Palumbo hanno lasciato un segno che va oltre la semplice cronaca degli eventi, trasformando il Museo in un laboratorio pulsante di idee e incontri.
Si è chiuso nel modo forse più eloquente possibile il Marzo di Minà, con una giornata finale che ha saputo tenere insieme divulgazione scientifica, esperienze laboratoriali, osservazione della natura, memoria e partecipazione. Un epilogo che, oltre che concludere, ha riassunto bene lo spirito di questa terza edizione.
Al centro dell’appuntamento conclusivo del 29 marzo, ci sono stati in contemporanea due distinte iniziative: la conclusione di un laboratorio di tre giorni dedicato alla cianotipia e una “festa” dedicata alle api e al miele. Partendo da quest’ultimo, anzitutto il miele, le api e la biodiversità, temi che appartengono profondamente al lavoro di Francesco Minà Palumbo. L’incontro dedicato a questi argomenti non è nato infatti da un generico interesse contemporaneo, ma si è sviluppato a partire dalla sua produzione scientifica sull’apicoltura e sul miele siciliano, grazie al contributo di Arturo Genduso e del presidente Michele Spallino: dalla sua bibliografia, dalle sue classificazioni dei mieli — dal basilisco al carrubbo — e dai rapporti epistolari con Giuseppe Bianca e Beltramini de’ Casati. Da lì si è partiti per arrivare al presente, alle questioni urgenti della tutela delle api, agli equilibri fragili degli ecosistemi, al valore della biodiversità come responsabilità condivisa. Si è ragionato con Antonino Coco dell’ARES (Associazione Regionale Apicoltori Siciliani), con Franca di Palma Nana e con l’ausilio indispensabile e competente di Floriana Di Garbo dell’agriturismo Bergi. È stato, in questo senso, un esempio molto chiaro del metodo che il Marzo di Minà prova a praticare da tre anni: partire sempre da Minà, per verificare quanto il suo lascito possa ancora essere fecondo nel nostro tempo.
Accanto a questo momento, la chiusura del festival ha accolto anche l’esito del laboratorio di cianotipia, sviluppato nell’arco di tre giorni da Francesco Norata e … Stefano Minutella e insieme all’associazione Social Green Hub, e culminato in una vera festa dell’arte, della sperimentazione e della rappresentazione. Anche qui, botanica e creatività si sono incontrate in una forma viva, accessibile, partecipata. Lavorare sulle impronte vegetali, sulla luce, sulla composizione, sulla relazione tra osservazione e immagine ha significato offrire al pubblico una modalità diversa ma perfettamente coerente di rileggere il patrimonio naturalistico del museo. In questo percorso sono state preziose anche le visite condotte dal nostro curatore Antoine Giardina, che hanno restituito al pubblico il senso di una esplorazione della natura e dentro il museo capace di intrecciare sguardo scientifico, curiosità, racconto e attenzione per le forme del vivente.
Del resto, questo è stato il senso dell’intero Marzo di Minà, conclusosi alla sua terza edizione: restituire la portata e la ricchezza della figura di Francesco Minà Palumbo a pubblici diversi, attraverso temi, linguaggi e modalità molteplici. Non una commemorazione formale, ma un calendario di iniziative pensato per mettere in circolo, in modi diversi, il suo nome, il suo metodo, la sua opera, il suo rapporto con il territorio e con la conoscenza.
Il mese si era aperto con la passeggiata a Piano Pomo condotta dal prof. Rosario Schicchi e in collaborazione con il Club per l’UNESCO di Castelbuono, che è stata anche un momento di memoria e gratitudine per il professor Pietro Mazzola, a due anni dalla sua scomparsa. Il suo lavoro è stato indispensabile per la nascita del museo e per la sopravvivenza stessa dell’Erbario, e ricordarlo all’inizio di questo percorso ha significato riconoscere una continuità profonda tra chi ha custodito, studiato e reso possibile questa eredità e chi oggi prova, con rispetto, a proseguirla.
A seguire, l’inaugurazione della mostra “Vedere Foglia” , in collaborazione con la Fondazione Sehen di Torino — ancora visitabile fino a maggio — che ha aggiunto un ulteriore tassello a questo itinerario, confermando la vocazione del museo a essere non solo luogo di conservazione, ma spazio attivo di lettura, interpretazione e condivisione della natura.
Tra i momenti di maggiore spessore scientifico va ricordato poi il convegno con Attilio Carapezza e Fabio Lo Valvo, dedicato alla figura di Luigi Failla Tedaldi, alle sue collezioni e al suo rapporto con il maestro, Minà Palumbo. Un incontro che ha permesso di riflettere non solo su due figure centrali della storia naturalistica siciliana, nonché di orgoglio prioritario locale, ma anche sulle differenze di sguardo e metodo tra studiosi appartenenti quasi alla stessa stagione: una differenza tra vocazioni enciclopediche e orientamenti più specialistici, che aiuta a comprendere meglio anche la statura scientifica di Minà e il contesto in cui si è mosso.
Altri appuntamenti, con registri diversi ma coerenti, hanno consentito di attraversare la natura anche per via letteraria, culturale e didattica, mettendola in relazione con altri saperi e altri immaginari. In questo senso, il Marzo di Minà ha continuato a muoversi nella direzione che ci sta più a cuore: fare della natura non una materia per pochi, ma un patrimonio da condividere, da tradurre, da rendere vivo per pubblici differenti. Da Dante, con l’associazione culturale Rami d’Oro, alla rassegna diffusa di Arti performative in natura a cura dellA’APS Cinghiale e la Balena e il Museo Civico di Castelbuono.
Particolarmente importante è stato anche il coinvolgimento dei ragazzi dell’ Istituto Agrario di Castelbuono, che hanno saputo farsi interpreti e narratori di Minà Palumbo in occasione delle giornate FAI di Primavera, accompagnando il pubblico e contribuendo a fare della sua figura non un tema confinato agli specialisti, ma una materia viva, trasmessa e riappropriata. Vedere gli studenti diventare mediatori di questo patrimonio è stato uno dei segni più belli e incoraggianti del mese.
Per noi questo resta un punto decisivo: Minà Palumbo deve essere prima di tutto patrimonio condiviso della comunità, e in particolare delle nuove generazioni. Deve esserlo per gli studiosi, certo, ma ancora prima per gli studenti, per i cittadini, per i castelbuonesi, che hanno il diritto — e forse anche il dovere civile — di riconoscere nella propria storia una figura (scientifica e non solo) di questo livello. Rendere accessibile questa consapevolezza, trasformarla in orgoglio culturale e in occasione educativa, è uno degli obiettivi più importanti del lavoro che portiamo avanti.
In questo cammino, il museo ha oggi anche uno strumento in più. Da quest’estate, infatti, presenta una nuova sezione ampia e organica dedicata alla biografia, all’opera e alla statura intellettuale di Francesco Minà Palumbo, secondo modalità museografiche nuove che stanno dando risultati significativi sul piano della valorizzazione e della promozione. Lo stesso può dirsi del lavoro sull’epistolario e delle molte altre iniziative in corso, che continuano a dare forma concreta a un impegno volontario quotidiano, serio e profondamente convinto.
Se il Marzo di Minà ha mostrato qualcosa, anche quest’anno, è proprio questo: che Francesco Minà Palumbo non è mai stato un semplice nome da evocare, ma una figura ancora capace di generare domande, studio, esperienze, visioni, relazioni. Una figura viva, che continua a parlare attraverso la botanica, l’entomologia, il paesaggio, la didattica, l’arte, la memoria e il confronto pubblico.
Per questo desideriamo ringraziare con sincerità tutte le persone, le realtà e le istituzioni che hanno condiviso con noi questo percorso. Grazie ai relatori, ai visitatori, ai volontari, agli studiosi, agli artisti, ai partner, alle scuole, agli studenti e a quanti hanno preso parte agli appuntamenti del mese. Grazie a chi ha contribuito a fare del Marzo di Minà non un semplice cartellone di eventi, ma un’esperienza condivisa di conoscenza e partecipazione.
Il Marzo di Minà si chiude, dunque, ma resta aperto il lavoro: resta la mostra, restano i percorsi del museo, resta la nuova sezione dedicata a Minà, restano l’epistolario, la ricerca, i progetti in corso e soprattutto resta una convinzione, che queste settimane hanno confermato con ancora maggiore chiarezza: Francesco Minà Palumbo è oggi più che mai una presenza viva, autorevole e generativa, e continua a offrire alla nostra comunità non soltanto memoria, ma strumenti per leggere il presente e immaginare un futuro migliore.




